NEWS

D.M. 2 SETTEMBRE 2021 – NUOVI OBBLIGHI SICUREZZA ANTINCENDIO

Come già anticipato. Lo storico D.M 10/03/98 “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro” è stato completamente abrogato con la successione di tre nuovi decreti emanati nell’autunno del 2021.

D.M. 01/09/2021 “Decreto Manutenzioni”

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 230, del 25 settembre 2021 è stato pubblicato il primo dei tre decreti previsti recante “Criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio”.

Il D.M. 01/09/2021  soprannominato “Decreto Manutenzioni” entra in vigore dopo un anno dalla sua pubblicazione e tratta i criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio, fissando al tempo stesso le procedure generali per qualificare i tecnici manutentori allo svolgimento di tali attività, secondo le modalità stabilite nell’Allegato II dello stesso decreto.

D.M. 02/09/2021 – NUOVI OBBLIGHI PER LA SICUREZZA ANTINCENDIO

Dal 4 ottobre 2022 entrerà in vigore il secondo decreto, il DM del 2 settembre 2021, che introduce importanti novità in materia di gestione della sicurezza , formazione dei lavoratori e degli addetti alla prevenzione incendi.

Il decreto si compone di cinque allegati. Nei primi due documenti viene approfondita, nello specifico, la gestione della sicurezza antincendio e le misure da adottare nel normale esercizio e in emergenza, dall’indicare i nomi degli addetti alla prevenzione incendi ed emergenza, ai criteri da rispettare all’interno dei piani di emergenza.

IL PIANO DI EMERGENZA

L’obbligo di redigere il Piano di Emergenza è previsto per:

  • luoghi di lavoro dove ci sono almeno dieci lavoratori;
  • I luoghi di lavoro aperti al pubblico caratterizzati dalla presenza contemporanea di più di 50 persone, indipendentemente da numero dei lavoratori;
  • I luoghi di lavoro che rientrano nell’elenco delle attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione incendi ai sensi del DPR 151/2011.

Per quanto riguarda i luoghi di lavoro fuori dall’elenco citato il piano di emergenza non è obbligatorio, fermo restando la necessità di adottare misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio, da riportare nel Documento di Valutazione dei Rischi.

CLASSIFICAZIONI RISCHIO E FORMAZIONE

Un’altra importante novità introdotta riguarda la classificazione delle attività e la tipologia di formazione e aggiornamento. Nel vecchio DM 10 marzo 1998 si faceva riferimento ad un esplicito indice di rischio (basso, medio ed elevato), mentre il nuovo DM distingue le attività in attività di livello 1, 2 e 3, correlandone la tipologia di corsi di formazione e aggiornamento (di tipo 1, 2 e 3).  Nel dettaglio:

  • aziende di livello 3 (aziende ad alto rischio, con sostanze altamente infiammabili ed elevata probabilità di propagazione). È previsto un modulo teorico da 12 ore + modulo pratico da 4 ore con aggiornamenti ogni 5 anni (8 ore).
  • aziende di livello 2 (aziende con stoccaggio di sostanze infiammabili, ma con limitata probabilità di propagazione dell’incendio) è previsto un modulo teorico da 5 ore + modulo pratico da 3 ore con aggiornamenti ogni 5 anni (5 ore).
  • aziende di livello 1 (aziende basso rischio, al cui interno trovano spazio sostanze a basso tasso di infiammabilità e in cui il rischio di propagazione dell’incendio è scarso). È previsto un modulo teorico da 2 ore + modulo pratico da 2 ore con aggiornamenti sempre ogni 5 anni (2 ore)

A differenza di quanto previsto dal vecchio decreto, con il D.M del 02/09/2021 anche per le attività di livello 1, quelle attualmente definite come attività a basso rischio di incendio, diventeranno obbligatorie le esercitazioni sull’uso degli estintori portatili e l’aggiornamento andrà ripetuto con cadenza quinquennale.

Per tutti gli addetti antincendio formati prima dell’entrata in vigore del nuovo decreto (cioè prima del 04/10/2022), il primo aggiornamento dovrà essere effettuato entro 5 anni dalla data di svolgimento dell’ultima formazione.

Se, alla data di entrata in vigore del nuovo decreto, dovessero essere trascorsi più di 5 anni dalla data di svolgimento dell’ultimo corso, l’obbligo di aggiornamento viene rispettato frequentando un corso di aggiornamento entro 12 mesi dall’entrata in vigore dello stesso (cioè entro il 04/10/2023). Tutti i corsi di formazione o aggiornamento degli addetti antincendio, già programmati secondo i contenuti dell’Allegato IX del DM 10 marzo 1998, saranno considerati validi se svolti entro 6 mesi dall’entrata in vigore del DM 02 settembre 2021 (ovvero fino al 04/04/2023).

Per la predisposizione di un piano antincendio e per la valutazione delle misure organizzative e gestionali in caso di incendio, affidati a noi, un nostro esperto ti aiuterà ad adeguarti alla nuova normativa vigente.

AGGIORNAMENTO DVR IN CASO DI RISCHIO BIOLOGIOCO DA CORONAVIRUS

Il Testo Unisco Sicurezza Lavoro stabilisce che il datore di lavoro valuti tutti i rischi durante l’attività lavorativa.

L’emergenza pandemica da SARS-CoV-2 emersa nel 2020, ha evidenziato l’importanza di capire quali attività lavorative avrebbero dovuto aggiornare il Documento della Valutazione dei Rischi.

Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), è un documento che ha il compito di adattarsi alle caratteristiche dell’azienda e alla sua realtà, sia in termini di contenuti, sia in termini di periodicità della sua revisione da parte del datore di lavoro.

QUANDO IL DATORE DI LAVORO DEVE AGGIORNARE IL DVR?

L’art. 29 del Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, indica che l’aggiornamento del DVR deve essere effettuato qualora intervengano le seguenti variazioni nella realtà aziendale:

  • significative modifiche dell’organizzazione aziendale (acquisto e introduzione di nuovi strumenti o macchinari, ristrutturazioni, traslochi, cambiamenti organizzativi, inserimento di nuove mansioni);
  • in caso di importanti infortuni o malattie professionali;
  • qualora gli esiti della sorveglianza sanitaria effettuata ne diano indicazioni;
  • in caso di nuove nomine di figure o addetti all’emergenze all’interno dell’organigramma della sicurezza aziendale;
  • in caso di aggiornamenti della normativa vigente che di conseguenza implichino una revisione del documento di valutazione dei rischi.
AGGIORNAMENTO DVR IN CASO DI RISCHIO BIOLOGICO DA CORONAVIRUS?

Con la Direttiva UE 2020/739 del 03/06/2020, la Sindrome Respiratoria Acuta Grave da Coronavirus 2 (Sars-Cov-2) è stata inserita nell’elenco degli agenti biologici (agente biologico di categoria 3) della Direttiva 2000/54/CE – Direttiva generale agenti biologici lavoro, che a sua volta recepita nel D.Lgs 81/2008.

La pandemia ha colpito tutti i settori lavorativi è perciò il contagio da Coronavirus è un rischio che deve essere considerato dal datore di lavoro.

Pertanto, il datore di lavoro e il responsabile del servizio di prevenzione e protezione con la collaborazione del medico competente ed il coinvolgimento del rappresentante dei lavoratori, provvedono ad aggiornare il DVR, oltre ad adottare misure specifiche di prevenzione previste a tutela della salute dei lavoratori.

QUALI AZIENDE DEVONO ESEGUIRE LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO CORONAVIRUS?

L’inserimento del rischio Coronavirus nel DVR deve essere previsto per le attività che hanno delle caratteristiche tali per cui il rischio biologico sia un rischio presente nel contesto aziendale.

Tale circostanza può verificarsi, ad esempio, nel caso in cui:

  • i lavoratori abbiano contatti con il pubblico,
  • con clienti o fornitori o con soggetti potenzialmente infetti,
  • oppure siano tenuti a trasferte di lavoro in paesi con un maggior rischio ai fini della salute di esposizione al Coronavirus, ecc.

Le attività lavorative che non sono tenute ad aggiornare il DVR devono comunque creare una sorta di appendice al DVR in modo da dimostrare e dare evidenza di aver attuato tutte le precauzioni necessarie alla tutela della salute dei lavoratori.

Se la tua azienda ha bisogno di supporto per l’aggiornamento del Documento Valutazione Rischi contattaci o compila il form qui in basso, un nostro esperto ti aiuterà ad adeguarti alla normativa vigente.

NUOVE REGOLE LAVORO AUTONOMO OCCASIONALE

Il Decreto Fiscale n.146 convertito in legge con approvazione del testo da parte della Camera dei Deputati, ha introdotto importanti novità al Testo Unico Sicurezza sul Lavoro.

Di assoluta e immediata rilevanza pratica il nuovo obbligo di comunicazione preventiva per i rapporti di lavoro autonomo occasionale.

In questo articolo, spieghiamo in maniera chiara e dettagliata come assolvere al nuovo obbligo e le regole previste.

CHI SONO I LAVORATORI AUTONOMI OCCASIONALI

La definizione del lavoratore autonomo occasionale è individuata dall’articolo 2222 del codice civile.

Un lavoratore autonomo occasionale è chi compie, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio di tipo intellettuale, senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente in via del tutto occasionale.

Le caratteristiche di un lavoro autonomo occasionale sono:

  • Prestazione non duratura;
  • non c’è l’inserimento nell’organizzazione dell’azienda committente per la quale si svolge il lavoro;
  • non c’è vincolo di coordinamento e subordinazione con il committente ed è questo l’aspetto che distingue questa tipologia contrattuale dalla prestazione occasionale dove l’attività viene svolta alle dipendenze del committente.
COMUNICAZIONE LAVORATORI AUTONOMI OCCASIONALI

L’art. 14 del T.U. sicurezza sul lavoro (D.Lgs. n. 81/2008) riformato dall’art. 13 del D.L. n. 146/2021, prevede ora che per poter svolgere legittimamente e in piena regolarità i lavori affidati a lavoratori autonomi occasionali i committenti hanno l’obbligo di comunicare preventivamente all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, l’avvio dell’attività di tali lavoratori.

Più precisamente la comunicazione potrà essere effettuata:

  • on line, attraverso il sito internet servizi.lavoro.gov.it;
  • tramite posta elettronica certificata, trasmettendo un apposito modello;
  • via sms;
  • tramite app;
  • via fax (solo in caso di malfunzionamento dei sistemi informatici).
SOGGETTO OBBLIGATO ALLA COMUNICAZIONE

L’obbligo di comunicazione preventiva spetta ai committenti che operano in qualità di imprenditori. È quindi il datore di lavoro che è obbligato ad inviare la comunicazione, il lavoratore non ha alcun obbligo.

I contenuti minimi da inserire nella comunicazione sono:

  • i dati del committente e del prestatore;
  • il luogo della prestazione;
  • descrizione dell’attività;
  • data inizio prestazione e tempo di realizzazione. Nel caso in cui l’attività o il servizio non viene svolto nell’arco temporale indicato dovrà essere fatta una nuova comunicazione;
  • l’ammontare del compenso se stabilito al momento dell’incarico.

La comunicazione una volta trasmessa potrà essere annullata o modificata in qualunque momento prima dell’inizio dell’attività.

SANZIONI

La normativa, in caso di mancata comunicazione preventiva, prevede, per il committente, una sanzione amministrativa pecuniaria che va da 500 a 2.500 euro per ogni lavoratore autonomo occasionale per cui è stata omessa o ritardata la comunicazione.

 

 

 

CORSO DPI 3° CATEGORIA

Il corso DPI 3° categoria viene effettuato per i lavoratori che devono effettuare lavorazioni in quota tecnicamente complesse, soggetti a rischio di caduta dall’alto. I lavoratori devono quindi utilizzare i giusti Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) per prevenire tali rischi.

L’articolo 77 del D.lgs 81/2008 prevede l’obbligo di formazione ed addestramento pratico sul corretto utilizzo dei DPI di 3a categoria, compresi i dispositivi di arresto caduta, per tutti i lavoratori soggetti a tali rischi.

COSA SONO I DPI DI TERZA CATEGORIA?

Per DPI di 3° categoria si intende qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.

REQUISITI DEI DIPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE

I DPI di terza categoria, devono essere scelti con cura e controllati dal datore di lavoro. Essi, prima di essere prodotti e commercializzati, devono ricevere la certificazione CE che attesti il loro valore protettivo. Senza questa, i DPI di terza categoria non possono essere considerati sicuri.

I DPI devono essere ergonomici, progettati e fabbricati in modo che durante l’utilizzo non intralcino le mansioni del lavoratore e costruiti con materiali di qualità e durevoli.

Infine, devono presentare sistemi di regolazione per adattarsi al corpo di ogni singolo lavoratore, essere facili da indossare e rimuovere, adattarsi ad altri DPI complementari e proteggere contro il rischio per cui sono stati progettati.

CONTENUTI DEL CORSO DI FORMAZIONE

Gli argomenti trattati durante la formazione dei lavoratori che dovranno eseguire lavori in quota protetti da DPI  sono i seguenti:

  • normativa di riferimento e accenni alla sicurezza sul lavoro
  • pericoli dei lavori in quota, come il rischio di caduta dall’alto
  • lavori in quota con utilizzo di ponteggi
  • caratteristiche e requisiti dei dispositivi di protezione individuali
  • Norma UNI 11158 anticaduta
  • Manutenzione e revisione dei DPI di III categoria anticaduta
  • indossare, regolare e rimuovere i DPI anticaduta
  • prova finale.

Il corso di formazione ha durata di 8 ore con validità di cinque anni dopodiché è previsto un aggiornamento di 6 ore.

Secondo quanto stabilito dall’Accordo Stato Regioni il corso deve essere svolto esclusivamente in presenza; al termine verrà rilasciato un attestato di frequenza valido su tutto il territorio nazionale.

I nostri corsi di formazione hanno come obiettivo quello di formare e sensibilizzare gli addetti ai lavori in quota in modo tale che imparino ad utilizzare le attrezzature di sicurezza in modo corretto ed efficace.

Per maggiori informazioni in merito ai corsi di formazione che offriamo non esitare a contattarci.

MASCHERINE: ECCO LE NUOVE REGOLE DAL 1° LUGLIO

Le parti sociali, rappresentanti dei datori e sindacati lavoratori, hanno firmato ieri il nuovo protocollo sulle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro.

Ecco le regole che saranno in vigore fino al 31 ottobre se la situazione rimarrà stabile e non richiederà degli aggiornamenti in anticipo.

MASCHERINE NEI LUOGHI DI LAVORO

Le mascherine non saranno più obbligatorie nei luoghi di lavoro privati. I datori di lavoro, però, potranno decidere di imporle ai loro dipendenti se ritengono, insieme al medico competente aziendale, che ci sia una situazione di rischio per alcuni lavoratori o nel caso in cui non venga rispettato il metro di distanza tra i lavoratori.

L’obbligo può quindi essere introdotto dalle singole aziende. E infatti il datore, su indicazione del medico competente, “sulla base delle specifiche mansioni e dei contesti lavorativi sopra richiamati, individua particolari gruppi di lavoratori ai quali fornire adeguati dispositivi di protezione individuali, che dovranno essere indossati, avendo particolare attenzione ai soggetti fragili”

La responsabilità di stabilire l’obbligo spetta alle aziende e ai medici competenti incaricati dall’azienda stessa.

Il protocollo specifica che la mascherina FFP2 rimane un dispositivo di sicurezza fondamentale, visto anche l’andamento epidemico delle ultime settimane. Per questo motivo il datore di lavoro dovrà comunque garantire la disponibilità delle mascherine FFP2 al fine di consentirne a tutti i lavoratori l’utilizzo; oltre ai prodotti igienizzanti in quanto resta l’obbligo per i dipendenti presenti nel luogo di lavoro di adottare tutte le precauzioni igieniche, in particolare per le mani.

CONTROLLO TEMPERATURA ALL’INGRESSO

E’  consigliato il controllo all’ingresso della temperatura dei dipendenti e di coloro che entrano in azienda. La temperatura dovrà risultare inferiore a 37,5°; in caso contrario non si potrà accedere all’azienda. Chi dovesse avere dei sintomi influenzali dovrà comunicarlo “tempestivamente” al datore di lavoro. Il lavoratore non sarà inviato al pronto soccorso ma dovrà indossare subito la Ffp2 e contattare il proprio medico curante.

SANIFICAZIONE

Il datore di lavoro dovrà provvedere a sanificare periodicamente locale e postazioni di lavoro.

La sanificazione dovrà essere immediatamente effettuata in caso un dipendente risulti positivo al Covid.

GESTIONE PERSONALE PRESENTE IN AZIENDA

Gli orari di ingresso e di uscita dovranno essere il più possibile scaglionati “per evitare assembramenti”.

Per quanto riguarda l’accesso agli spazi comuni come mense, spogliatoi, distributori di bevande o snack, saranno comunque “contingentati”, “con la previsione di una ventilazione continua dei locali”.

SMART WORKING

Lo smart working ha dimostrato di essere uno strumento utile ed efficace per contrastare la diffusione del virus e proteggere le persone più fragili, per questo motivo si è ritenuto opportuno prorogare la possibilità di ricorrere allo smart working, disciplinato dall’art. 90, commi 3 e 4, del Decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 convertito con modificazioni dalla Legge 17 luglio 2020, n. 77”.

IL PIANO DI EMERGENZA ED EVACUAZIONE

Il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e della gestione delle emergenze che possono verificarsi nei luoghi di lavoro. Il piano di emergenza ed evacuazione (PEE) è uno strumento fondamentale per fornire delle linee guida ai lavoratori in caso di eventi eccezionali ed emergenza.

Il piano di emergenza ed evacuazione è un documento da integrare al Documento Valutazione Rischi.

Vediamo in questo articolo cos’è nel dettaglio il piano di emergenza ed evacuazione, quando è obbligatorio e chi deve redigerlo.

COS’E’ IL PIANO DI EMERGENZA ED EVACUAZIONE?

Il Piano di Emergenza è un documento sintetico che descrive le operazioni che i lavoratori devono attuare in caso di emergenza, per abbandonare la zona di pericolo in modo tempestivo e sicuro. Deve essere reso disponibile a tutti i lavoratori e di facile comprensione.

I casi di emergenza possono essere diversi: incendi, esplosioni, crolli, allagamenti, fughe di gas, avarie, calamità naturali e ogni tipo di evento accidentale e non prevedibile.

QUANDO DEVE ESSERE REDDATTO IL PIANO DI EMERGENZA ED EVACUAZIONE?

Il Testo Unico Salute e Sicurezza (D.Lgs 81/08) e il DM 10 marzo 1998 prevedono che il documento debba essere redatto per le attività con almeno dieci dipendenti e per le attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco, ai sensi del DPR 151/2011.

Inoltre, tutte le aziende che hanno l’obbligo di redigere il PEE, devono programmare ed effettuare almeno una volta all’anno una prova di evacuazione, coordinata dagli addetti alle emergenze e che coinvolga tutti i lavoratori. La prova di evacuazione deve essere verbalizzata.

CHI REDIGE IL PIANO DI EMERGENZA ED EVACUAZIONE?

Il PEE deve essere predisposto dal datore di lavoro, in collaborazione con il RSPP, gli addetti al primo soccorso e alla prevenzione incendi. Queste figure sono individuate dal datore di lavoro preventivamente mediate nomina scritta. I lavoratori, salvo per giustificati motivi, non possono rifiutare l’incarico. Gli addetti primo soccorso e prevenzione incendi devono ricevere un’adeguata formazione ed essere in numero sufficiente in base ai rischi e alle dimensioni dell’azienda.

Gli obblighi del datore di lavoro previsti dal D.Lgs 81/08 sono:

  • organizzare i necessari rapporti con i servizi pubblici competenti in materia di primo soccorso, salvataggio, lotta antincendio e gestione dell’emergenza;
  • designare preventivamente i lavoratori addetti;
  • informare tutti i lavoratori che possono essere esposti a un pericolo grave e immediato sulle misure predisposte e i comportamenti da adottare;
  • programmare gli interventi, prendere i provvedimenti e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave e immediato che non può essere evitato, possano cessare la loro attività, o mettersi al sicuro, abbandonando immediatamente il luogo di lavoro;
  • adottare i provvedimenti necessari affinché qualsiasi lavoratore, in caso di pericolo grave e immediato possa prendere le misure adeguate per evitare le conseguenze di tale pericolo.

Se hai bisogno di supporto nella redazione del Piano di Emergenza ed Evacuazione secondo la normativa vigente contattaci per richiedere una consulenza di un nostro professionista.

NUOVO REGOLAMENTO MACCHINE

Il 31 marzo 2022 è stato pubblicato il testo del nuovo Regolamento macchine, che prevede numerose novità e modifiche alla proposta originale del 21 aprile 2021.

Il nuovo Regolamento macchine andrà a sostituire l’attuale direttiva macchine 2006/42/CE.

Ecco le principali novità:

  • distinzione tra macchine, prodotti correlati (attrezzature intercambiabili, componenti di sicurezza, catene, funi e cinghie, dispositivi amovibili di trasmissione meccanica) e quasi-macchine che sono tutti prodotti soggetti al regolamento;
  • modifica della definizione di “componente di sicurezza”, che può essere fisico, digitale o di natura mista;
  • introdotta la definizione di “funzione di sicurezza”: funzione che serve per realizzare una misura di protezione, per eliminare o, se non possibile, per ridurre i rischi e la cui mancanza può comportare un aumento dei rischi;
  • modificata la definizione di “modifica sostanziale”, ovvero modifica di un macchinario o di un prodotto correlato, con mezzi fisici o digitali dopo che il macchinario o il prodotto correlato è stato immesso sul mercato o messo in servizio, che non è prevista dal fabbricante e modifica la sua specifica applicazione originaria e la destinazione d’uso e che ne pregiudica la sicurezza creando un nuovo pericolo o aumentando un rischio esistente e che richiede ripari o dispositivi di protezione aggiuntivi, il cui controllo modifica il sistema di comando legato alla sicurezza esistente, o richiede misure di protezione aggiuntive per garantire la stabilità o la resistenza meccanica della macchina;
  • precisato che se la modifica sostanziale ha un impatto sulla sicurezza di una parte di un insieme, la persona che effettua la modifica è considerata fabbricante solamente per la parte interessata di tale insieme;
  • precisati gli obblighi riguardanti le istruzioni quando fornite in formato digitale:
    • indicare sul macchinario e in un documento di accompagnamento come accedere alle istruzioni digitali;
    • descrivere chiaramente quale versione delle istruzioni corrisponde al modello del macchinario;
    • presentare le istruzioni in un formato che consenta all’utente finale di scaricarle e salvarle su un dispositivo elettronico in modo che possa accedervi in qualsiasi momento, in particolare durante un guasto della macchina; questo requisito si applica anche a un macchinario in cui il manuale di istruzioni è incorporato nel software del macchinario stesso;
    • metterle a disposizione online durante il ciclo di vita previsto della macchina o del prodotto correlato e per non meno di 10 anni dopo l’immissione sul mercato del prodotto;
    • fornirle gratuitamente in formato cartaceo su richiesta dell’acquirente;
    • modifica della procedura per la valutazione della conformità delle quasi macchine
    • le quasi-macchine devono essere progettate e costruite conformemente ai requisiti essenziali di salute e sicurezza pertinenti;
    • devono essere implementate procedure per garantire la conformità di quasi-macchine prodotte in serie; i fabbricanti devono tenere conto delle modifiche del processo produttivo, delle caratteristiche delle quasi-macchine e delle modifiche alle norme armonizzate o alle specifiche comuni;
    • le quasi-macchine devono riportare l’indicazione di informazioni che ne consentano l’identificazione univoca e del nome e indirizzo del fabbricante;
    • le istruzioni per l’assemblaggio e la dichiarazione di incorporazione UE possono essere fornite in formato digitale; tuttavia, su richiesta dell’acquirente, le istruzioni per l’assemblaggio devono essere fornite gratuitamente in formato cartaceo;
    • le istruzioni per l’assemblaggio e la dichiarazione di incorporazione UE devono essere in una lingua facilmente comprensibile dalla persona che incorpora la quasi-macchina, secondo quanto stabilito dallo Stato membro interessato;
  • precisazione degli obblighi per gli importatori e i distributori di macchine o prodotti correlati;
  • inserimento degli obblighi per gli importatori e i distributori di quasi-macchine;
  • precisazioni sulle “specifiche (tecniche) comuni” che possono essere adottate dalla commissione in assenza di norme armonizzate e sul ruolo delle parti interessate nel processo di redazione di queste specifiche; se viene pubblicata una norma armonizzata che copre gli stessi aspetti di una specifica comune, la norma armonizzata rimpiazza la specifica comune;
  • indicazione dello scopo e del contenuto della dichiarazione di incorporazione UE per le quasi-macchine:
    • attesta che è stato dimostrato il rispetto dei requisiti essenziali di salute e sicurezza applicabili;
    • deve essere tradotta nella lingua o nelle lingue richieste dallo Stato membro in cui la quasi-macchina è immessa sul mercato;
    • se una quasi-macchina è soggetta a più atti dell’Unione che richiedono una dichiarazione di conformità UE, la dichiarazione di incorporazione UE include una dichiarazione di conformità a questi atti dell’Unione;
  • suddiviso l’elenco dei prodotti in allegato I (ex allegato IV della direttiva 2006/42/CE) in parte A e parte B, con due differenti procedure per la valutazione della conformità descritte nell’articolo 21;
  • modificati parzialmente alcuni requisiti essenziali di sicurezza e di tutela della salute dell’allegato III;
  • aggiunta lettera C all’allegato IV riguardante la documentazione tecnica pertinente per macchine modificate sostanzialmente;
  • aggiunta lettera C all’allegato V riguardante la dichiarazione di conformità UE per macchine modificate sostanzialmente;
  • aggiunta lettera B all’allegato VI riguardante il controllo interno della produzione per quasi-macchine;
  • aggiunto l’allegato IXa riguardante la procedura di valutazione della conformità basata sulla verifica dell’unità;
  • indicati nell’allegato X i contenuti delle istruzioni per l’assemblaggio per le quasi-macchine

 

NOVITA’ IN MATERIA DI FORMAZIONE LAVORO

Pubblicata il 23 maggio, in Gazzetta Ufficiale la Legge 52/2022 che converte in legge con modifiche il D.L. 24/2022.

Una delle novità più importanti previste è quella che riguarda la formazione in materia salute e sicurezza e l’equiparazione videoconferenza formazione in presenza.

Viene, quindi, resa ufficiale la possibilità per le aziende di svolgere la formazione obbligatoria in ambito salute e sicurezza sul lavoro sia con la modalità in presenza sia con la modalità a distanza, attraverso la metodologia della videoconferenza in modalità sincrona, tranne che per le attività formative per le quali siano previsti dalla legge e da accordi adottati in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano, un addestramento o una prova pratica, che devono svolgersi obbligatoriamente in presenza (Art. 9-Bis L.52/2002 DISCIPLINA DELLA FORMAZIONE OBBLIGATORIA IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO).

L’intendo è quello di equiparare la videoconferenza e la formazione in aula, ad eccezione delle categorie escluse.

Per maggiori informazioni consulta i nostri corsi di formazione salute e sicurezza lavoro.

Il Sistema HACCP

Tutti i lavoratori del settore alimentare, indipendentemente dalla mansione svolta, devono essere informati e formati sulle regole, le norme e i principi dell’HACCP.

Il sistema HACCP è stato reso obbligatorio da una misura europea, Regolamento CE 852/2004.

L’adozione del sistema HACCP garantisce al consumatore le massime condizioni di sicurezza igenico-alimentare ed è rivolta a imprese come farmacie, ristoranti, bar o aziende del settore alimentare.

Scopriamo insieme i dettagli della normativa vigente

DEFINIZIONE DI HACCP

Il sistema HACCP (Hazard Analysis Critical Control Point, in italiano “analisi dei rischi e punti critici di controllo”) consiste in un protocollo, ovvero un insieme di procedure, che garantisce la sicurezza e l’igiene dei servizi e dei beni destinati alla vendita per soddisfare i bisogni alimentari.

Il protocollo HACCP viene redatto con l’obiettivo di prevenire i rischi attraverso l’individuazione di punti critici di controllo.

I punti critici sono intesi come fasi o procedure del ciclo produttivo dell’alimento che può essere monitorato e controllato periodicamente con lo scopo di eliminare o ridurre il più possibile i rischi relativi alla sicurezza di un prodotto alimentare.

IL PIANO DI AUTOCONTROLLO HACCP

Le aziende operanti nella produzione, trasformazione e distribuzione di prodotti alimentari sono tenute a elaborare il piano di Autocontrollo HACCP, in osservanza alla normativa nazionale riguardante lo standard HACCP.

Il piano di autocontrollo HACCP, che ha la funzione di garantire la qualità dei prodotti destinati ai consumatori, è composto principalmente da:

  • Manuale HACCP
  • Schede HACCP

All’interno del Manuale HACCP, devono essere presenti tutte le informazioni relative al piano igienico sanitario dell’azienda. Tra le informazioni da riportare, oltre ai dati aziendali, devono essere indicate le informazioni riguardanti le attrezzature, la definizione dei limiti delle lavorazioni e l’identificazione dei punti critici di controllo (CCP), con le azioni correttive da intraprendere in caso di necessità e con la definizione delle procedure di verifica necessarie ad adempiere quanto prescritto dalla normativa.

L’obbligo di redigere il suddetto documento è in capo al titolare dell’azienda o da un suo rappresentante legale. Tuttavia, è possibile rivolgersi ad un tecnico esporto qualificato per la redazione del manuale.

CERTIFICATO HACCP

Tutti coloro che hanno a che fare con gli alimenti, in particolare coloro che manipolano direttamente il cibo, hanno l’obbligo di frequentare un corso di formazione HACCP specifico, secondo quanto previsto dal regolamento delle leggi regionali, che fanno riferimento alla normativa europea.

Per la formazione HACCP è possibile seguire sia dei corsi online o in presenza; le due modalità sono entrambe valide purché vengano erogati da un organismo autorizzato e competente in materia.

Il conseguimento del corso haccp permette di ottenere il certificato HACCP, fondamentale per chi lavora nell’industria agro-alimentare. L’ottenimento del certificato permette di acquisire una conoscenza di base in materia di microbiologia e conservazione degli alimenti.

Il certificato che attesta le competenze in merito alle norme di igiene e sicurezza alimentari è obbligatorio ed indispensabile per chi lavora nel settore alimentare.

La durata della validità dell’attestato HACCP varia a seconda delle direttive regionali.

Per ricevere maggiori informazioni in merito ai corsi HACCP o per richiedere una consulenza per la redazione del manuale HACCP da parte di un nostro esperto in materia, compila il form qui in basso o contattaci.

LA FIGURA DEL RLS

In questo articolo parleremo della figura aziendale del RLS, presente nello Statuto dei Lavoratori (L. n.300/1970) e successivamente approfondita nel Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Lo scopo di individuare la figura del RLS nelle varie aziende è quello di rendere partecipi i lavoratori in tema di salute e sicurezza, ma anche di trovare un portavoce tra i lavoratori e le altre figure che in azienda si occupano di prevenzione e protezione.

COSA SIGNFICA RLS

L’acronimo RLS significa: “Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza” e come previsto dal D.lgs. 81/08 è la persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

ELEZIONE RLS

L’elezione del Rappresentante dei Lavoratori per la sicurezza è un diritto e una facoltà dei lavoratori; perciò, il datore di lavoro non ha nessun obbligo o potere decisionale nella scelta di tale figura.

Qualora i lavoratori non procedano alla nomina del RLS, il datore di lavoro non avrà alcuna sanzione, ma è responsabilità del datore stesso di informare i dipendenti sulla possibilità di eleggere e successivamente formare il RLS.

Il lavoratore che non vuole assumere il ruolo di RLS può rifiutarsi. Se all’interno dell’azienda non si trova una persona che ricopra questa figura, allora i compiti vengono svolti dal Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale (RLST) come specificato nell’articolo 48 del Decreto Legislativo in materia di sicurezza sul lavoro. In questo caso, è compito del datore di lavoro fare richiesta per questo ruolo rivolgendosi all’Organismo Paritetico.

QUANTI RLS DEVONO ESSERE ELETTI?

Il numero di RLS e le modalità di designazione ed elezione cambiano in base alle dimensioni dell’azienda ed al settore di appartenenza:

  • in aziende o unità produttive che impiegano sino a 200 lavoratori: 1 rappresentante;
  • in aziende o unità produttive che impiegano da 201 a 1.000 lavoratori: 3 rappresentanti;
  • in aziende o unità produttive che impiegano più di 1.000 lavoratori: 6 rappresentanti.
COSA FA IL RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA?

Il Testo Unico sicurezza nei luoghi di lavoro indica i compiti fondamentali del RLS

  • può effettuare sopralluoghi per valutare le condizioni in cui operano i dipendenti, dei macchinari e dei sistemi di produzione;
  • riceve e consulta il documento di valutazione dei rischi in modo da offrire un suo punto di vista circa le attività di prevenzione da adottare;
  • partecipa alle riunioni periodiche con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, gli addetti per la prevenzione incendi e il medico competente;
  • offre consulenza circa la formazione dei dipendenti in materia di salute e sicurezza, ma anche la valutazione dei rischi;
  • viene consultato per la designazione del responsabile e gli addetti al servizio di prevenzione e protezione;
  • può fare ricorso alle autorità competenti (ASL, Direzione provinciale del lavoro e Autorità Giudiziaria) in caso di inadeguate misure di prevenzione e protezione;
  • viene consultato circa l’organizzazione della formazione degli addetti all’ attività di lotta antincendio e primo soccorso;
  • organizza attività volte a insegnare ai dipendenti come tutelare la propria sicurezza sul lavoro;
  • comunica con i professionisti della vigilanza.
FORMAZIONE DEL RLS

Come indicato dall’art.37 comma 10 del D.Lgs. 81/08 il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza deve essere formato.

Il corso di formazione prevede una durata di 32 ore. Al termine dell’attività formativa deve essere svolta una verifica di apprendimento.

È previsto un aggiornamento periodico annuale per il RLS, la cui durata varia a seconda delle dimensioni dell’azienda.

Se hai bisogno di maggiori informazioni in merito ai corsi per il Rappresentante dei lavoratori ed eventuali corsi di aggiornamento contattaci o compila il form qui in basso.