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NUOVO REGOLAMENTO MACCHINE

Il 31 marzo 2022 è stato pubblicato il testo del nuovo Regolamento macchine, che prevede numerose novità e modifiche alla proposta originale del 21 aprile 2021.

Il nuovo Regolamento macchine andrà a sostituire l’attuale direttiva macchine 2006/42/CE.

Ecco le principali novità:

  • distinzione tra macchine, prodotti correlati (attrezzature intercambiabili, componenti di sicurezza, catene, funi e cinghie, dispositivi amovibili di trasmissione meccanica) e quasi-macchine che sono tutti prodotti soggetti al regolamento;
  • modifica della definizione di “componente di sicurezza”, che può essere fisico, digitale o di natura mista;
  • introdotta la definizione di “funzione di sicurezza”: funzione che serve per realizzare una misura di protezione, per eliminare o, se non possibile, per ridurre i rischi e la cui mancanza può comportare un aumento dei rischi;
  • modificata la definizione di “modifica sostanziale”, ovvero modifica di un macchinario o di un prodotto correlato, con mezzi fisici o digitali dopo che il macchinario o il prodotto correlato è stato immesso sul mercato o messo in servizio, che non è prevista dal fabbricante e modifica la sua specifica applicazione originaria e la destinazione d’uso e che ne pregiudica la sicurezza creando un nuovo pericolo o aumentando un rischio esistente e che richiede ripari o dispositivi di protezione aggiuntivi, il cui controllo modifica il sistema di comando legato alla sicurezza esistente, o richiede misure di protezione aggiuntive per garantire la stabilità o la resistenza meccanica della macchina;
  • precisato che se la modifica sostanziale ha un impatto sulla sicurezza di una parte di un insieme, la persona che effettua la modifica è considerata fabbricante solamente per la parte interessata di tale insieme;
  • precisati gli obblighi riguardanti le istruzioni quando fornite in formato digitale:
    • indicare sul macchinario e in un documento di accompagnamento come accedere alle istruzioni digitali;
    • descrivere chiaramente quale versione delle istruzioni corrisponde al modello del macchinario;
    • presentare le istruzioni in un formato che consenta all’utente finale di scaricarle e salvarle su un dispositivo elettronico in modo che possa accedervi in qualsiasi momento, in particolare durante un guasto della macchina; questo requisito si applica anche a un macchinario in cui il manuale di istruzioni è incorporato nel software del macchinario stesso;
    • metterle a disposizione online durante il ciclo di vita previsto della macchina o del prodotto correlato e per non meno di 10 anni dopo l’immissione sul mercato del prodotto;
    • fornirle gratuitamente in formato cartaceo su richiesta dell’acquirente;
    • modifica della procedura per la valutazione della conformità delle quasi macchine
    • le quasi-macchine devono essere progettate e costruite conformemente ai requisiti essenziali di salute e sicurezza pertinenti;
    • devono essere implementate procedure per garantire la conformità di quasi-macchine prodotte in serie; i fabbricanti devono tenere conto delle modifiche del processo produttivo, delle caratteristiche delle quasi-macchine e delle modifiche alle norme armonizzate o alle specifiche comuni;
    • le quasi-macchine devono riportare l’indicazione di informazioni che ne consentano l’identificazione univoca e del nome e indirizzo del fabbricante;
    • le istruzioni per l’assemblaggio e la dichiarazione di incorporazione UE possono essere fornite in formato digitale; tuttavia, su richiesta dell’acquirente, le istruzioni per l’assemblaggio devono essere fornite gratuitamente in formato cartaceo;
    • le istruzioni per l’assemblaggio e la dichiarazione di incorporazione UE devono essere in una lingua facilmente comprensibile dalla persona che incorpora la quasi-macchina, secondo quanto stabilito dallo Stato membro interessato;
  • precisazione degli obblighi per gli importatori e i distributori di macchine o prodotti correlati;
  • inserimento degli obblighi per gli importatori e i distributori di quasi-macchine;
  • precisazioni sulle “specifiche (tecniche) comuni” che possono essere adottate dalla commissione in assenza di norme armonizzate e sul ruolo delle parti interessate nel processo di redazione di queste specifiche; se viene pubblicata una norma armonizzata che copre gli stessi aspetti di una specifica comune, la norma armonizzata rimpiazza la specifica comune;
  • indicazione dello scopo e del contenuto della dichiarazione di incorporazione UE per le quasi-macchine:
    • attesta che è stato dimostrato il rispetto dei requisiti essenziali di salute e sicurezza applicabili;
    • deve essere tradotta nella lingua o nelle lingue richieste dallo Stato membro in cui la quasi-macchina è immessa sul mercato;
    • se una quasi-macchina è soggetta a più atti dell’Unione che richiedono una dichiarazione di conformità UE, la dichiarazione di incorporazione UE include una dichiarazione di conformità a questi atti dell’Unione;
  • suddiviso l’elenco dei prodotti in allegato I (ex allegato IV della direttiva 2006/42/CE) in parte A e parte B, con due differenti procedure per la valutazione della conformità descritte nell’articolo 21;
  • modificati parzialmente alcuni requisiti essenziali di sicurezza e di tutela della salute dell’allegato III;
  • aggiunta lettera C all’allegato IV riguardante la documentazione tecnica pertinente per macchine modificate sostanzialmente;
  • aggiunta lettera C all’allegato V riguardante la dichiarazione di conformità UE per macchine modificate sostanzialmente;
  • aggiunta lettera B all’allegato VI riguardante il controllo interno della produzione per quasi-macchine;
  • aggiunto l’allegato IXa riguardante la procedura di valutazione della conformità basata sulla verifica dell’unità;
  • indicati nell’allegato X i contenuti delle istruzioni per l’assemblaggio per le quasi-macchine

 

NOVITA’ IN MATERIA DI FORMAZIONE LAVORO

Pubblicata il 23 maggio, in Gazzetta Ufficiale la Legge 52/2022 che converte in legge con modifiche il D.L. 24/2022.

Una delle novità più importanti previste è quella che riguarda la formazione in materia salute e sicurezza e l’equiparazione videoconferenza formazione in presenza.

Viene, quindi, resa ufficiale la possibilità per le aziende di svolgere la formazione obbligatoria in ambito salute e sicurezza sul lavoro sia con la modalità in presenza sia con la modalità a distanza, attraverso la metodologia della videoconferenza in modalità sincrona, tranne che per le attività formative per le quali siano previsti dalla legge e da accordi adottati in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano, un addestramento o una prova pratica, che devono svolgersi obbligatoriamente in presenza (Art. 9-Bis L.52/2002 DISCIPLINA DELLA FORMAZIONE OBBLIGATORIA IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO).

L’intendo è quello di equiparare la videoconferenza e la formazione in aula, ad eccezione delle categorie escluse.

Per maggiori informazioni consulta i nostri corsi di formazione salute e sicurezza lavoro.

Il Sistema HACCP

Tutti i lavoratori del settore alimentare, indipendentemente dalla mansione svolta, devono essere informati e formati sulle regole, le norme e i principi dell’HACCP.

Il sistema HACCP è stato reso obbligatorio da una misura europea, Regolamento CE 852/2004.

L’adozione del sistema HACCP garantisce al consumatore le massime condizioni di sicurezza igenico-alimentare ed è rivolta a imprese come farmacie, ristoranti, bar o aziende del settore alimentare.

Scopriamo insieme i dettagli della normativa vigente

DEFINIZIONE DI HACCP

Il sistema HACCP (Hazard Analysis Critical Control Point, in italiano “analisi dei rischi e punti critici di controllo”) consiste in un protocollo, ovvero un insieme di procedure, che garantisce la sicurezza e l’igiene dei servizi e dei beni destinati alla vendita per soddisfare i bisogni alimentari.

Il protocollo HACCP viene redatto con l’obiettivo di prevenire i rischi attraverso l’individuazione di punti critici di controllo.

I punti critici sono intesi come fasi o procedure del ciclo produttivo dell’alimento che può essere monitorato e controllato periodicamente con lo scopo di eliminare o ridurre il più possibile i rischi relativi alla sicurezza di un prodotto alimentare.

IL PIANO DI AUTOCONTROLLO HACCP

Le aziende operanti nella produzione, trasformazione e distribuzione di prodotti alimentari sono tenute a elaborare il piano di Autocontrollo HACCP, in osservanza alla normativa nazionale riguardante lo standard HACCP.

Il piano di autocontrollo HACCP, che ha la funzione di garantire la qualità dei prodotti destinati ai consumatori, è composto principalmente da:

  • Manuale HACCP
  • Schede HACCP

All’interno del Manuale HACCP, devono essere presenti tutte le informazioni relative al piano igienico sanitario dell’azienda. Tra le informazioni da riportare, oltre ai dati aziendali, devono essere indicate le informazioni riguardanti le attrezzature, la definizione dei limiti delle lavorazioni e l’identificazione dei punti critici di controllo (CCP), con le azioni correttive da intraprendere in caso di necessità e con la definizione delle procedure di verifica necessarie ad adempiere quanto prescritto dalla normativa.

L’obbligo di redigere il suddetto documento è in capo al titolare dell’azienda o da un suo rappresentante legale. Tuttavia, è possibile rivolgersi ad un tecnico esporto qualificato per la redazione del manuale.

CERTIFICATO HACCP

Tutti coloro che hanno a che fare con gli alimenti, in particolare coloro che manipolano direttamente il cibo, hanno l’obbligo di frequentare un corso di formazione HACCP specifico, secondo quanto previsto dal regolamento delle leggi regionali, che fanno riferimento alla normativa europea.

Per la formazione HACCP è possibile seguire sia dei corsi online o in presenza; le due modalità sono entrambe valide purché vengano erogati da un organismo autorizzato e competente in materia.

Il conseguimento del corso haccp permette di ottenere il certificato HACCP, fondamentale per chi lavora nell’industria agro-alimentare. L’ottenimento del certificato permette di acquisire una conoscenza di base in materia di microbiologia e conservazione degli alimenti.

Il certificato che attesta le competenze in merito alle norme di igiene e sicurezza alimentari è obbligatorio ed indispensabile per chi lavora nel settore alimentare.

La durata della validità dell’attestato HACCP varia a seconda delle direttive regionali.

Per ricevere maggiori informazioni in merito ai corsi HACCP o per richiedere una consulenza per la redazione del manuale HACCP da parte di un nostro esperto in materia, compila il form qui in basso o contattaci.

LA FIGURA DEL RLS

In questo articolo parleremo della figura aziendale del RLS, presente nello Statuto dei Lavoratori (L. n.300/1970) e successivamente approfondita nel Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Lo scopo di individuare la figura del RLS nelle varie aziende è quello di rendere partecipi i lavoratori in tema di salute e sicurezza, ma anche di trovare un portavoce tra i lavoratori e le altre figure che in azienda si occupano di prevenzione e protezione.

COSA SIGNFICA RLS

L’acronimo RLS significa: “Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza” e come previsto dal D.lgs. 81/08 è la persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

ELEZIONE RLS

L’elezione del Rappresentante dei Lavoratori per la sicurezza è un diritto e una facoltà dei lavoratori; perciò, il datore di lavoro non ha nessun obbligo o potere decisionale nella scelta di tale figura.

Qualora i lavoratori non procedano alla nomina del RLS, il datore di lavoro non avrà alcuna sanzione, ma è responsabilità del datore stesso di informare i dipendenti sulla possibilità di eleggere e successivamente formare il RLS.

Il lavoratore che non vuole assumere il ruolo di RLS può rifiutarsi. Se all’interno dell’azienda non si trova una persona che ricopra questa figura, allora i compiti vengono svolti dal Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale (RLST) come specificato nell’articolo 48 del Decreto Legislativo in materia di sicurezza sul lavoro. In questo caso, è compito del datore di lavoro fare richiesta per questo ruolo rivolgendosi all’Organismo Paritetico.

QUANTI RLS DEVONO ESSERE ELETTI?

Il numero di RLS e le modalità di designazione ed elezione cambiano in base alle dimensioni dell’azienda ed al settore di appartenenza:

  • in aziende o unità produttive che impiegano sino a 200 lavoratori: 1 rappresentante;
  • in aziende o unità produttive che impiegano da 201 a 1.000 lavoratori: 3 rappresentanti;
  • in aziende o unità produttive che impiegano più di 1.000 lavoratori: 6 rappresentanti.
COSA FA IL RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA?

Il Testo Unico sicurezza nei luoghi di lavoro indica i compiti fondamentali del RLS

  • può effettuare sopralluoghi per valutare le condizioni in cui operano i dipendenti, dei macchinari e dei sistemi di produzione;
  • riceve e consulta il documento di valutazione dei rischi in modo da offrire un suo punto di vista circa le attività di prevenzione da adottare;
  • partecipa alle riunioni periodiche con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, gli addetti per la prevenzione incendi e il medico competente;
  • offre consulenza circa la formazione dei dipendenti in materia di salute e sicurezza, ma anche la valutazione dei rischi;
  • viene consultato per la designazione del responsabile e gli addetti al servizio di prevenzione e protezione;
  • può fare ricorso alle autorità competenti (ASL, Direzione provinciale del lavoro e Autorità Giudiziaria) in caso di inadeguate misure di prevenzione e protezione;
  • viene consultato circa l’organizzazione della formazione degli addetti all’ attività di lotta antincendio e primo soccorso;
  • organizza attività volte a insegnare ai dipendenti come tutelare la propria sicurezza sul lavoro;
  • comunica con i professionisti della vigilanza.
FORMAZIONE DEL RLS

Come indicato dall’art.37 comma 10 del D.Lgs. 81/08 il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza deve essere formato.

Il corso di formazione prevede una durata di 32 ore. Al termine dell’attività formativa deve essere svolta una verifica di apprendimento.

È previsto un aggiornamento periodico annuale per il RLS, la cui durata varia a seconda delle dimensioni dell’azienda.

Se hai bisogno di maggiori informazioni in merito ai corsi per il Rappresentante dei lavoratori ed eventuali corsi di aggiornamento contattaci o compila il form qui in basso.

CERTIFICAZIONE SOA

L’Attestazione SOA è una certificazione che qualifica l’impresa a partecipare a gare di appalto per l’esecuzione di appalti pubblici di lavori.

E’ un documento necessario a comprovare in sede di gara, la capacità dell’impresa di eseguire, direttamente o subappalto, opere pubbliche di lavori con importo a base d’asta superiore a € 150.000,00.

Da gennaio 2023 solo le aziende dotate di attestazione Soa potranno effettuare i lavori del Superbonus 110% di valore superiore a 516 mila euro. E’ previsto un periodo transitorio, da gennaio 2023 a giugno 2023, per permettere alle imprese di adeguarsi alla nuova normativa. Dal primo di gennaio potranno lavorare solo le aziende provviste di Soa e quelle che hanno fatto domanda per ottenere la certificazione, purché l’iter si concluda a luglio.

Durante il periodo transitorio, è sufficiente che le imprese, al momento della sottoscrizione del contratto di appalto ovvero, in caso di imprese subappaltatrici, del contratto di subappalto, siano in possesso:

  • della occorrente attestazione SOA;
  • del documento che attesta l’avvenuta sottoscrizione di un contratto finalizzato al rilascio dell’attestazione SOA. In questo ultimo caso, la detrazione relativa alle spese sostenute a decorrere dal primo luglio 2023 è condizionata all’avvenuto rilascio dell’attestazione di qualificazione all’impresa esecutrice

I requisiti per ottenere l’attestazione Soa sono diversi, tra i principali troviamo:

  • Requisiti tecnici rappresentati dalla esecuzione dei Certificazioni attestanti l’esecuzione dei lavori eseguiti negli ultimi 15 anni;
  • Requisiti economici (volume d’affare, costo del personale ed ammortamenti per attrezzature da cantiere ecc), patrimonio netto positivo nel caso di società di capitali nonché idonee referenze bancarie.

Inoltre, per ottenere la certificazione SOA, in classifiche di importo maggiore della II, quindi oltre ai 516.000 euro, le imprese dovranno disporre di un Sistema di Gestione Qualità, certificato secondo la norma UNI EN ISO 9001.

Se hai bisogno di supporto per ottenere la certificazione SOA ed adeguarti alla normativa vigente, contattaci o compila il form qui in basso.

TUTELA LAVORATRICI GESTANTI

Il Testo Unisco Salute e Sicurezza Lavoro si basa sui principi che tutelano tutti i lavoratori ma in particolare le categorie particolarmente esposte a rischio.
Tra queste categorie, rientrano sicuramente le donne in gravidanza per le quali il Testo Unico prevede speciali misure di tutela che vanno dal periodo di gestazione fino al periodo dell’allattamento.

Per la tutela delle lavoratrici in gravidanza è stata istituita una normativa specifica, il D.lgs 151/2001, definita anche come “Testo Unico a tutela della maternità e paternità”.

In questo articolo tratteremo i principali adempimenti ed obblighi del datore di lavoro nei confronti delle lavoratrici in gravidanza.

Tra gli obblighi del datore di lavoro, l’art 28 del D.lgs 81/08, prevede che il datore di lavoro valuti tutti i possibili rischi specifici e le attività che devono essere evitate per tutelare le lavoratrici in gravidanza

All’interno del Documento Valutazione Rischi, deve esserci una sezione dedicata alla valutazione del rischio per le donne gestanti, puerpere, o in allattamento.

La procedura di tutela delle lavoratrici in gravidanza comprende vari step, scopriamo quali.

ACCERTAMENTO GRAVIDANZA

Una volta accertato lo stato di gravidanza, la lavoratrice deve effettuare la comunicazione al datore di lavoro, presentando un apposito certificato medico di gravidanza.

Successivamente il datore di lavoro dovrà:

  • segnalare lo stato di gravidanza della dipendente alla Direzione di appartenenza e/o al Responsabile di Unità Operativa/Dipartimento secondo le procedure aziendali;
  • informare lavoratrice e RLS dei rischi presenti sul luogo di lavoro;
  • informare lavoratrice e RLS sulle attività che devono essere evitate e sui DPI idonei;
  • informare lavoratrice e RLS sulle misure preventive e protettive per la tutela della stessa e del nascituro;
  • informare lavoratrice e RLS sulle norme di tutela di tipo amministrativo e contrattuale prevista;
  • verificare la possibilità mantenimento della lavoratrice presso la unità operativa, prevedendo eventuali limitazioni o cambi di mansioni;
RIENTRO AL LAVORO

La ripresa dell’attività lavorativa comporta alcune restrizioni, in particolare:

  • PRIMI 7 MESI DOPO IL PARTO: la lavoratrice non può essere adibita a lavori e mansioni fonte di rischio per il puerperio o per l’allattamento;
  • PRIMI 12 MESI DOPO IL PARTO: la lavoratrice non può essere adibita al lavoro notturno (ovvero turni che vanno dalle ore 24:00 alle ore 6:00);
  • PRIMO ANNO DI VITA DEL BAMBINO: la lavoratrice ha diritto a 2 periodi di riposo di un’ora ciascuno (1 periodo solo se l’orario lavorativo è inferiore a 6 ore)

Se l’allattamento si protrae oltre al 7° mese è consigliabile richiedere una certificazione al proprio pediatra che preveda la non esposizione ad attività lavorative a rischio per l’allattamento, che dovrà essere inoltrata al Medico Competente per la formulazione di un giudizio di non idoneità a tali mansioni.

Tale certificazione è rinnovabile, ed è previsto che alla sospensione la lavoratrice venga sottoposta a controllo sanitario per modificare il giudizio di idoneità.

Per quanto riguarda, invece, i periodi di riposo sono considerati a tutti gli effetti ore lavorative e devono essere retribuite e prevedono il diritto della lavoratrice di uscire dall’Azienda. In caso di parto gemellare i periodi di riposo si raddoppiano.

LAVORI VIETATI IN GRAVIDANZA

Il D.lgs 81/08 e il D.lgs 151/01 prevedono che la lavoratrice non svolga attività lavorativa nel periodo che va da 2 mesi prima la data del parto a 3 mesi successivi al parto.

Alcune attività lavorative particolarmente pericolose e faticose sono vietate durante il periodo di gravidanza e per un periodo post parto che può arrivare fino a sette mesi.

Tra le attività a rischio indicate nelle normative e quindi vietate troviamo:

  • Lavori che comportano una posizione in piedi per più di metà dell’orario o che obbligano ad una posizione particolarmente affaticante o scomoda (es. commesse, addette alla ristorazione, ecc.)
  • Lavori su scale ed impalcature mobili e fisse, con pericolo di cadute
  • Movimentazione manuale di carichi, trasporto e sollevamento di pesi (es. lavori di magazzinaggio)
  • Lavori con macchina mossa a pedale quando il ritmo sia frequente ed esigo sforzo
  • Uso di macchine o strumenti che trasmettono intense vibrazioni
  • Lavori con obbligo di sorveglianza sanitaria (es. rumore, agenti chimici, ecc.)
  • Lavori a bordo i qualsiasi mezzo di comunicazione in moto (compresi aerei, treni, navi e pullman)
  • Lavori che espongono a temperature troppo basse (es. magazzini frigoriferi) o troppo alte (lavori ai forni, di stiratura, ecc.)
  • Lavoro notturno

Hai un’azienda e non sai come gestire il rischio per le lavoratrici in stato di gravidanza? Il tuo Documento Valutazione Rischi non prevede una sezione apposita per la tutela delle lavoratrici?

Contattataci per avere maggiori informazioni e adeguarti alle normative vigenti per tutelare le lavoratrici gestanti.

OBBLIGO MASCHERINE SUL LAVORO FINO AL 30.06.2022

Mercoledì 4 maggio 2022 si è svolta in videoconferenza, la riunione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero della Salute, il Ministero dello Sviluppo Economico, l’INAIL e tutte le parti sociali per valutare le misure prevenzionali previste dal Protocollo sicurezza Covid, sottoscritto dalle parti il 6 aprile 2021.

Nonostante la cessazione dello stato di emergenza, i partecipanti hanno deciso di adottare una linea di cautela confermando unanimemente, l’applicazione del Protocollo nella sua interezza e quindi l’obbligo dell’utilizzo della mascherina fino al 30 giugno.

La mascherina sarà obbligatoria nei luoghi dove i lavoratori dividono gli spazi – in un ufficio, in un negozio o in catena di montaggio – o vengono a contatto con il pubblico come al supermercato.

Restano obbligatorie, come già previsto in precedenza, nel trasporto pubblico locale e a lunga percorrenza, nei cinema, nei teatri, nei locali di intrattenimento e musica dal vivo e per tutti gli eventi e competizioni sportive al chiuso. Obbligo anche per lavoratori, utenti e visitatori delle strutture sanitarie, sociosanitarie e socioassistenziali, incluse le Rsa.

A scuola la mascherina resta, gli studenti dai 6 anni in su dovranno continuare ad indossarla fino alla fine dell’anno scolastico.

Prima del 30 giugno è previsto un nuovo incontro, che valuti l’evoluzione della pandemia e le eventuali modifiche da apportare al Protocollo.

Il Protocollo sulle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19, ha permesso di garantire la tutela dei lavoratori, rendendo i luoghi di lavoro sicuri e protetti dal contagio.

 

NUOVA ORDINANZA MINISTRO DELLA SALUTE – 28 aprile 2022

Il Ministro della Salute, in data 28 aprile 2022, ha firmato una nuova ordinanza, che prevede l’obbligo di mascherine al chiuso prorogato fino al 15 giugno 2022 solo per mezzi di trasporto, cinema, teatri, ospedali-RSA e scuole.

In tutti gli altri luoghi chiusi pubblici o aperti al pubblico, dal 1° maggio, resta solo una raccomandazione di indossare i dispositivi di protezione individuale.

LE NUOVE REGOLE SUI LUOGHI DI LAVORO

Nei luoghi di lavoro, pubblici e privati – tranne ospedali e Rsa – non è stato prorogato l’obbligo di utilizzo delle mascherine, dispositivi che sono solo raccomandati. Si invitano pertanto i datori di lavoro a fornire ai lavoratori indicazioni circa le regole da seguire relativamente a questa fase transitoria.

Restano ferme fino al 31.12.2022 Le Linee Guida adottate il 1° aprile 2022 che disciplinano alcune specifiche attività (es. formazione, convegni, etc.).

OBBLIGO DI MASCHERINE FFP2: I LUOGHI 

I luoghi in cui rimane l’obbligo di mascherina FFP2 sono i seguenti:

1.per l’accesso ai seguenti mezzi di trasporto e per il loro utilizzo:

  • aeromobili adibiti a servizi commerciali di trasporto di persone;
  • navi e traghetti adibiti a servizi di trasporto interregionale;
  • treni impiegati nei servizi di trasporto ferroviario passeggeri di tipo interregionale, Intercity, Intercity Notte e Alta Velocità;
  • autobus adibiti a servizi di trasporto di persone, ad offerta indifferenziata, effettuati su strada in modo continuativo o periodico su un percorso che collega più di due regioni ed aventi itinerari, orari, frequenze e prezzi prestabiliti;
  • autobus adibiti a servizi di noleggio con conducente;
  • mezzi impiegati nei servizi di trasporto pubblico locale o regionale;
  • mezzi di trasporto scolastico dedicato agli studenti di scuola primaria, secondaria di primo grado e di secondo grado;

2. per gli spettacoli aperti al pubblico che si svolgono al chiuso in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali assimilati, nonché per gli eventi e le competizioni sportive che si svolgono al chiuso.

In negozi, centri commerciali, supermercati, bar e ristoranti al chiuso la mascherina dal 1 maggio la mascherina non sarà più obbligatoria. Così come in uffici pubblici, banche, poste, musei, nonché dal barbiere, dal parrucchiere, dall’estetista. Ma trattandosi di luoghi al chiuso «pubblici» o «aperti al pubblico» l’utilizzo è raccomandato.

ESENZIONI DI MASCHERINA FFP2

L’obbligo di indossare la mascherina FFP2 non riguarda:

  • i bambini di età inferiore ai sei anni;
  • le persona con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina; nonché le persone che devono comunicare con una persona con disabilità in modo da non poter fare uso del dispositivo;
  • i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva
VACCINO E GREENPASS DOVE RESTA L’OBBLIGO

Decade il 15 giugno 2022 prossimo l’obbligo vaccinale a carico dei lavoratori appartenenti alle forze dell’ordine, alle forze armate, al personale della scuola e delle università, nonché per gli over 50.

Fino al 31 dicembre 2022 rimane l’obbligo vaccinale, pena la sospensione dal lavoro, per gli esercenti le professioni sanitarie e i prestatori di lavoro in ospedale.

Sempre fino al 31 dicembre 2022 resta l’obbligo di green pass per i visitatori di RSA, hospice e reparti di degenza degli ospedali.

SCUOLA

Permane l’obbligo fino alla fine dell’anno scolastico cosi come era già previsto dall’ultimo decreto anti-Covid di marzo; mentre nelle aule scolastiche basta la mascherina chirurgica.

STRUTTURE SANITARIE

Dovranno continuare a indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie:

  • i lavoratori,
  • gli utenti,
  • i visitatori,

delle strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali, ivi incluse:

  • le strutture di ospitalità e lungodegenza,
  • le residenze sanitarie assistite (RSA),
  • gli hospice,
  • le strutture riabilitative,
  • le strutture residenziali per anziani, anche non autosufficienti,
  • le strutture residenziali di cui all’articolo 44 del D.P.C.M. 12 gennaio 2017

ISO 45001: SISTEMA DI GESTIONE SALUTE E SICUREZZA LAVORO

ISO 45001 è uno standard internazionale sulla salute e la sicurezza sul lavoro (OH&S), che stabilisce i requisiti per costruire un solido sistema di gestione. Pubblicata nel 2008, da settembre 2021 ha sostituito il precedente standard internazionale OHSAS 18001.

L’attuale sistema permette alle aziende di ridurre i rischi sul posto di lavoro e creare condizioni di lavoro più sicure e sane, prendendo in considerazione tutti i fattori di rischio.

ISO 45001 applica la ISO High Level Structure (HLS), che definisce la struttura di tutte le norme ISO, facilitando l’integrazione con altri sistemi di gestione, come ad esempio ISO 9001 e ISO 14001.

La certificazione richiede ad un’organizzazione, diverse misure da adottare, tra cui:

  • identificare i pericoli e valutare i rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro legati alle proprie attività e servizi;
  • determinare i controlli necessari;
  • fissare obiettivi e traguardi chiari per migliorare le prestazioni OH&S.

Le organizzazioni sono sempre più interessate a raggiungere validi risultati in materia di salute e sicurezza sul lavoro in una realtà in cui gli infortuni sul lavoro sono in costante aumento.

La ISO 45001 è applicabile a qualsiasi tipo di organizzazione, grande o piccola, e in qualsiasi settore di attività, in ogni parte del mondo.

La certificazione permette a dipendenti, clienti e ad altri interlocutori di conoscere l’impegno profuso dall’azienda e dal suo datore di lavoro per migliorare il livello di salute e sicurezza dei lavoratori e degli altri soggetti pertinenti.

I vantaggi di un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro possono essere:

  • Miglioramento dell’immagine verso le parti interessate per l’impegno profuso nella tutela della S&SL.
  • Strumento per la gestione del Rischio legato alla catena di fornitura. Il mancato adempimento di obblighi in materia di Salute e Sicurezza delle condizioni di lavoro può, infatti, determinare un blocco della fornitura per prescrizione delle autorità competenti a seguito di un grave infortunio sul lavoro e/o per il rischio di presunte o dichiarate malattie professionali.
  • Soddisfazione del requisito cliente;
  • Possibilità di partecipare a bandi e gare pubbliche, ove richiesta tale certificazione;
  • Riduzione dei rischi e dei relativi costi gestionali attraverso il miglioramento delle condizioni dell’ambiente di lavoro e della Salute e Sicurezza;
  • Riduzione dei premi INAIL;
  • Tutela dell’ambiente di lavoro e uso consapevole delle risorse;
  • Risparmi economici, relativi a riduzioni applicabili in ambiti specifici (ad esempio riduzioni dei costi del personale a seguito del miglioramento delle condizioni di salute dei lavoratori, riduzione dei costi per la gestione degli infortuni, ecc.)
  • Forte motivazione e coinvolgimento dei lavoratori;
  • Monitoraggio e Controllo efficace rispetto agli adempimenti legislativi in materia;
  • Riduzione o eliminazione dei rischi per i dipendenti e per le altre parti interessate che potrebbero essere esposte ai pericoli per la S&SL, associati all’attività produttiva dell’organizzazione.

Per ottenere la certificazione occorre implementare un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro, conforme ai requisiti ISO 45001.

Per avere maggiori informazioni o per ricevere supporto nella realizzazione del sistema di gestione puoi richiedere una consulenza compilando il form qui in basso.

 

 

 

VIDEOTERMIANALE: Definizioni, Obblighi e Rischi

I videoterminali (Vdt) costituiscono oggi un elemento essenziale in quasi tutti gli ambienti lavorativi, siano essi uffici, dove il videoterminale è adesso lo strumento fondamentale di lavoro, che ambienti produttivi, dove in molti casi i videoterminali entrano con funzioni di controllo (postazioni di comando, gestione dei quantitativi e dei flussi, controllo dell’organizzazione, ecc.) o per attività di progettazione.

In questi casi siamo in presenza di un particolare tipo di attività da cui derivano rischi specifici che vengono normati dal Testo Unico Salute e Sicurezza D.lgs 81/08.

Scopriamo maggiori informazioni.

DEFINIZIONI

Per lavoro al videoterminale si intende lo svolgimento di un’attività lavorativa che implica l’utilizzo di attrezzature munite di videoterminali.

Il D.lgs 81/08 fornisce tre definizioni importati per comprendere meglio questo tipo di attività, nello specifico:

  • Cos’è un videoterminale?: uno schermo alfanumerico o grafico a prescindere dal tipo di procedimento di visualizzazione utilizzato;
  • Cosa si intende per posto di lavoro al VDT?: insieme che comprende le attrezzature munite di videoterminale, eventualmente con tastiera ovvero altro sistema di immissione dati, incluso il mouse, il software per l’interfaccia uomo-macchina, gli accessori opzionali, le apparecchiature connesse, comprendenti l’unità a dischi, il telefono, il modem, la stampante, il supporto per i documenti, la sedia, il piano di lavoro, nonché l’ambiente di lavoro immediatamente circostante;
  • Chi sono i lavoratori addetti al videoterminale?: I lavoratori che utilizzano attrezzatura munita di videoterminali, in modo sistematico o abituale, per 20 ore settimanali
I RISCHI DEL VDT

Il lavoro al videoterminale comporta una serie di rischi, tra cui:

  • Rischi di sviluppare disturbi alla vista o agli occhi, causati dall’esposizione prolungata alla luce del monitor
  • Rischi di sviluppare danni o problemi alla colonna vertebrale, collegati al mantenimento di posizione seduta per lungo tempo
  • Rischi di soffrire di affaticamento fisico e mentale
  • Rischi igienici ed ergonomici derivati dall’ambiente di lavoro

I rischi sopra elencati non dipendono solo dal VDT, ma sono causati anche da tutti gli elementi che costituiscono l’ambiente in cui il videoterminalista si trova, come ad esempio componenti del VDT (schermo, tastiere e altre periferiche), caratteriste della postazione, caratteristiche dei software utilizzati e le caratteristiche dell’ambiente (illuminazione, microclima, rumore, areazione).

OBBLIGHI DATORE DI LAVORO

Uno degli obblighi del datore di lavoro è quello di adottare tutti i provvedimenti necessari a ridurre i rischi correlativi relativi al VDT, organizzando le postazioni in maniera efficiente e adeguata per i lavoratori.

Il datore di lavoro ha il dovere di concedere ai lavoratori videoterminalisti una pausa di almeno 15 minuti dopo 2 ore consecutive di lavoro al videoterminale.

Inoltre, Il D.lgs 81/2008, stabilisce che il datore di lavoro assicuri una formazione specifica, per quanto riguarda le modalità di svolgimento dell’attività, la protezione degli occhi e della vista e le misure applicabili al posto di lavoro.

REQUISITI MININI DELLA POSTAZIONE AL VIDEOTERMINALE

Per quanto riguarda la postazione al videoterminale vi sono dei requisiti essenziali che garantiscono al lavoratore di svolgere la sua attività in maniera idonea e sicura, tra cui:

  • regolare il sedile ad un’altezza che consente il mantenimento delle gambe a 90° e i piedi ben appoggiati;
  • regolare lo schienale in modo da sostenere l’intera zona lombare;
  • posizionare la tastiera in modo da lasciare uno spazio per appoggiare gli avambracci di almeno 15 cm;
  • Mantenere gli avambracci poggiati durante la digitazione;
  • Mantenere una distanza di circa 50-70 cm tra il videoterminale e gli occhi;
  • Regolare il monitor in modo che sia un po’ più in basso dell’altezza occhi;
  • Regolare luminosità, colore e contrasto dello schermo;
  • Regolare le tende in modo da controllare la luce naturale;
  • porre gli schermi a 90° rispetto alle finestre;
SORVEGLIANZA SANITARIA

La sorveglianza sanitaria prevista per i lavoratori videoterminalisti viene sempre effettuata dal medico competente d’azienda, prima che inizino a lavorare al VDT, effettuando un controllo della vista e degli occhi che determinerà l’idoneità.

I successivi controlli dovranno avvenire con periodicità diverse a seconda dell’età del lavoratore:

  • periodicità almeno quinquennale fino a 50 anni di età;
  • periodicità almeno biennale dopo il 50° anno di età;
  • periodicità almeno biennale ove, in esito alla visita preventiva, l’operatore venga giudicato ‘idoneo con prescrizioni’;
  • ogni qualvolta il lavoratore sospetti una sopravvenuta alterazione della funzione visiva, confermata dal medico competente.

Le visite, come previsto dalla normativa, devono essere indicate nel protocollo sanitario dell’azienda.

Se hai bisogno di maggiori chiarimenti in merito ai rischi lavoro correlati all’utilizzo del videoterminale o adeguarti alla normativa vigente puoi richiedere una consulenza compilando il form qui in basso.